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11 dicembre 2015

2. RIMBALZELLO

Il sasso è lanciato
rimbalza sull'acqua
una, due, dieci volte...
all'infinito, se sei bravo
altrimenti sprofonda al primo tocco

Tempo, luogo, predisposizione
la sfida inizia con un'offerta
“vuoi vedere come va?”
Guardo il sasso, la mano, l'acqua
E in lontananza, un lupo osserva...


Susanna 08.12.2015

1. VIAGGIO

Con rassicurante sferragliare
il mio treno vola
senza mete precise
a cui aggrapparmi

Viaggiare
fino alla fine del binario
e poi saltare giù
divergendo dalla regola

luoghi sconosciuti mi attraggono
spaventano
e nella notte
i sogni si accendono


Susanna 08.12.2015

6 dicembre 2015

I WOULD - VORREI

Essere
l’impalpabile linea di confine
tra terra e cielo.
Quel tutto e niente 
che si completano,
fondendosi.

Diventando unici.
Per un solo attimo
o per l’infinito.

Susanna  06.12.2015

4 dicembre 2015

REBIRTH - RINASCITA



Sfarfallio di adolescenziale memoria
si insinua
lusingando il mio ego sopito,
ammaestrato al quotidiano.

Sai entrare in me
e sfiorandomi l'anima
mi accarezzi i pensieri
scritti in braille.

Ruggine millenaria cela
pagine impolverate
di un libro
ormai chiuso e mai dimenticato

Che non voglio,
non posso
aprire.
Davvero... ?


Susanna 4.12.2015

25 novembre 2015

17. DISCLOSURE - RIVELAZIONE


Non è mia abitudine guardarmi indietro. Non molto spesso, almeno. È successo talvolta che una specie di dejà-vu mi riporti alla memoria momenti che si riferiscono ai (bei?) tempi andati e mi capita di ricordare circostanze particolari, situazioni vissute. Il passato fa parte di me, è ciò che (in positivo e in negativo) fa di me quella che sono. La strada che ho percorso è quella che mi ha portato fin qui e talvolta ricordare le scelte fatte mi aiuta a gestire al meglio il mio presente e (forse) il mio futuro.
Stavolta però la situazione è diversa: sono stata tirata dentro in un vortice che viene dal passato, qualcosa che mi ha sorpreso prima, divertita nel mentre, spaventata infine. Spavento. Forse la parola è un po' forte. Inquietudine. Sì, credo che ammettere una certa inquietudine sia più appropriato.
L'occasione a cui mi riferisco è un inaspettato invito a una reunion di vecchi (?) compagni di scuola.

8 marzo 2015

Per Te



Vorrei 
che chi ti ha tracciato limiti 
possa vederti nell'infinito 
E oltre

Il sole sorge dopo ogni notte
Per quanto buia sia
Tu sei la tua notte
Tu sei il tuo limite

Guarda oltre te stessa
Rimarrai stupita

Fallo per te
Fallo per chi ami
Guarda oltre ai confini
Chiudi gli occhi
E vedrai il mondo nuovo.


Susanna 08/03/2015

SONO ACCIAIO

DEDICATO
A chi crede di non potercela fare
A chi si sente schiacciato dalla vita
A chi, come me, è andato oltre.
Nonostante tutto...




Susanna  08/03/2015

4 marzo 2015

RABBIA

Attanaglia.
Si insinua 
attorcigliando budella a festa
Chiudo gli occhi
Cercando un mantra 
Che sciolga nodi 
Rilassi la mente.
...fino alla prossima volta.
Ohmm 


Susanna. 04.03.15

24 maggio 2012

MI RICORDO


I platani che scorrono ai lati della strada, il rombo sordo del motore dentro all’abitacolo, le rassicurazioni che ancora cinque minuti e ci fermiamo, immobile nel mio posto per non avvicinarmi troppo a uno o l’altro fratello chè fa caldo, statti più in là, le gambe nude in traspirazione che si attaccano al sedile in plastica, in similpelle, aveva dichiarato orgoglioso papà quando aveva portato a casa l’auto nuova, mentre i vicini con morbosa curiosità mista a invidia la osservavano in ogni centimetro: iniziava così la mia gita domenicale con l’auto di papà, una Millecento blu dagli interni marron, con destinazione Nevegal.

23 maggio 2012

IL PRIMO RICORDO

Correva l’anno 1965…

Suor Teresita prende l’orologio a cipolla che porta appeso al collo, come una collana, e si alza dalla cattedra. Questo è il segnale!  Il pomeriggio, dopo il pisolino, si va a giocare sulla corte lastricata. Si esce dall’aula in fila per due, tenendosi per mano, senza fare confusione. Suor Teresita è molto attenta e se qualche bambino fa il monello, tutta la classe rimane dentro: è già successo e ormai abbiamo tutti capito come funziona qui alla scuola materna.  A volte riesco a fare la furba ed evitare il sonnellino. È sufficiente rimanere ad occhi chiusi, con la testa poggiata alle braccia conserte sul banco, senza fare rumore e poi, non è importante che io dorma davvero: io sogno, sì, ma ad “occhi aperti”. 

3 maggio 2012

7. TI SCRIVO PERCHE' NON TI HO MAI DETTO CHE...


Sei entrato nuovamente a forza nella mia vita in un giorno ben preciso, il 22 ottobre 1992.
Hai voluto impormi la tua scelta, o forse non volevi che io ne avessi una mia.
Mi hai sorpreso in un momento in cui la mia vita era caotica, piena, quasi satura di emozioni, tra notti insonni e pannolini, biberon e fughe all’asilo. Non credevo che la nascita del secondo figlio mi avrebbe scombussolato la vita così tanto. Ero sicura di essere forte, io, di essere in gamba, io, e che non ci fosse nulla che mi potesse fermare. Depressione post-partum? Beh, in effetti mi ero sorpresa qualche volta a piangere, ma era solo stanchezza. Pura e semplice stanchezza di mamma.

1 maggio 2012

5. LA RABBIA


Dalla mia camera sento arrivare distintamente le loro parole.
«Dai, cosa ti costa?»
«No, non se ne parla! Non la voglio tra i piedi.»
«Ma insomma, non posso lasciarla qui da sola. Noi dobbiamo uscire.»
«E quindi devo sciropparmela io?»
«Va bene, facciamo così: ti do diecimila lire se la porti con te.»
«No.»
«…venti…»
«NO!»
«Okkei. Trenta e non una lira di più. Non vuoi farmi questo favore?»
Dal silenzio che ne segue, capisco che mamma è riuscita nel suo intento.

15 aprile 2012

FUOCHI D'ARTIFICIO



CAVALCANDO ONDA SU ONDA
IN PIRAMIDALE PERCORSO
VERSO LA META
ESPLOSIONI PIROTECNICHE
CELEBRANO

12 aprile 2012

4. RITRATTO: MARTA


La notte finisce presto, ma è fin troppo lunga per Marta. Il sonno è infarcito da incubi che la perseguitano, sempre uguali ma diversi. Il risveglio è un sollievo e, anche d’estate, anticipa il sorgere del sole. Il desiderio di staccarsi dalla notte è un buon motivo per alzarsi subito e confondersi tra le acque della doccia. Ama quelle gocce che picchiettano il suo corpo, come il refren di una canzone che scandisce.

10 aprile 2012

3. METAFORE




Il cuore batte al ritmo alternato della pallina. Una gattina che sbircia timidamente da sotto il tavolo da ping pong, perdendosi nel profumo di polpette e purè con lo zucchero, torta di pane, meringhe con panna.
Sorrisi fotocopiati da carta patinata, che riescono ad avvicinare anche gli estranei a riempire la ciotola troppo vuota.
Gabbiano Jonathan, solitario nel cielo, beandomi per un alito di vento sul mio viso. Poi le cadute sull’asfalto graffiante. Ma non mollo e riparto alla ricerca di un nuovo cielo da percorrere.

Adagio, andante, moderato, allegro: varianti di tempo in una calibrata organizzazione di vita, scandita dal regolare ticchettio di un metronomo.
Ordinato.
Ritmato.
Dall’alto della torre, gestisco il corretto andamento del traffico in corso. Il controllo mi rassicura, l’imprevisto è una sfida da riportare tra le righe.
Tutto previsto, calcolato, voluto. Tutto, tranne me.
Mi avvolgo fra strati di coperte, baco da seta nel bozzolo cerco una soluzione .
Un respiro.
Il metronomo riparte. Tiiiic, taaaac, tiiiic, taaaac… Lento, lento, come il regolare ron-ron del mio gatto.

Timide immagini si affacciano, tra ali che volano nella vita sospinte dal vento in cerca di cibo. Strappi dolorosi, rimedi laceranti.
Metronomo impostato su una partitura da eseguire in sicurezza.
Le fusa scandiscono il tempo, che passa, in attesa che il bruco diventi farfalla.



1 aprile 2012

MILLE DOMANDE


Io ero una bambina dalle tante domande. Mille domande silenziose a cui mai nessuno dava risposta. Allora ho imparato a rispondermi da sola. Non sapevo se quelle che mi davo erano le risposte migliori, le più corrette, ma quelle avevo. E dovevano bastare. Fino alle successive domande.
Mille e mille e mille ancora. Non sapevo quante ne avrebbe potuto contenere la mia testolina, ma la cosa non mi spaventava: io ero piccolina e sarei cresciuta. Così come lo spazio nella mia testa.
Quando questa mi faceva male sapevo che era perché non c’era più spazio, allora aspettavo qualche giorno, così la mia testa cresceva un pochino e ricominciare a farmi domande e ceercare risposte.


Susanna  29.0.2012

SCRIVO PERCHE'



Scrivo per me, ma anche per te.
Scrivo per togliere il nero che c’è nella mia mente, nella mia anima, per far sì che che ritorni in me quella capacità di vivere con il sorriso. Ma  che sia un sorriso vero, non la solita maschera al dolore e a quelle lacrime che che non sanno scendere, che non riescono a scorrere.
Scrivo per riuscire ad abbattere il muro, quella gabbia dura come un diamante che sono costruita attorno, in modo che la vita non possa più raggiungermi e ferirmi.
Scrivo per me. Ma anche per te, perché tu possa sapere. Che esiste il dolore, il male, l’uomo nero e che non è sbagliato farlo sapere.
Scrivo per noi, per condividere la mia storia che è anche la tua e di tanti altri.
Perché condividere è bello.
Condividere è vita.



Susanna    26.03.2012



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