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6 dicembre 2015

18. MISANTROPHY


misantropia
mi·ṣan·tro·pì·a/
sostantivo femminile
Sentimento di avversione nei confronti dei propri simili, per lo più provocato da incapacità di prender parte alla vita attiva e accompagnato da uno scontroso desiderio di solitudine.

In questi giorni ci ho pensato: credo di soffrire di misantropia.
Io non amo le riunioni di gruppo, le cene tra vecchi amici, i dopo-lavoro tra colleghi. Tutto mi sembra innaturale, una forzata continuazione di un rapporto di necessità e non di scelta. I colleghi, i compagni di scuola non sono persone che si scelgono, ma che ci vengono in un certo senso imposte dalla situazione, con cui talvolta si crea feeling, complicità, e altre volte si sopporta per quieto vivere.
Ecco. Io non ho mai amato partecipare alle classiche “cene di fine anno”: quelle di classe (come studente prima e come genitore poi) o quelle di lavoro. Intendiamoci, il fastidio non è (quasi mai) a causa di commensali non graditi, quando un'insofferenza quasi fisica a una specie di ingerenza nel “mio” tempo, quello non dedicato a obblighi, necessità o convenienze.
La situazione è inconsueta, lo capisco, quindi cercherò di spiegare il mio pensiero.

25 novembre 2015

17. DISCLOSURE - RIVELAZIONE


Non è mia abitudine guardarmi indietro. Non molto spesso, almeno. È successo talvolta che una specie di dejà-vu mi riporti alla memoria momenti che si riferiscono ai (bei?) tempi andati e mi capita di ricordare circostanze particolari, situazioni vissute. Il passato fa parte di me, è ciò che (in positivo e in negativo) fa di me quella che sono. La strada che ho percorso è quella che mi ha portato fin qui e talvolta ricordare le scelte fatte mi aiuta a gestire al meglio il mio presente e (forse) il mio futuro.
Stavolta però la situazione è diversa: sono stata tirata dentro in un vortice che viene dal passato, qualcosa che mi ha sorpreso prima, divertita nel mentre, spaventata infine. Spavento. Forse la parola è un po' forte. Inquietudine. Sì, credo che ammettere una certa inquietudine sia più appropriato.
L'occasione a cui mi riferisco è un inaspettato invito a una reunion di vecchi (?) compagni di scuola.

12 maggio 2015

(1) TEMPI MODERNI


Capita.
Di sentirsi stanchi, impotenti: è la primavera, dicono. Se invece la stagione è quella sbagliata la causa è del tempo che non è più quello di una volta, o del cibo che è ormai pieno di conservanti, del progresso che ci rende sedentari e pigri, dei valori che non ci sono più, del computer, del telefonino, i vecchi, i giovani, grassi, magri... insomma, di qualcosa o di qualcuno deve per forza essere colpa. Quasi che trovare la causa o il motivo di ciò che ci capita, di come ci sentiamo sia necessario (indispensabile!) per stare già meglio. Tutto deve essere codificato, inquadrato, gestito e se così non è (o non ci pare sia) è una catastrofe emotiva. Tutto deve essere perfetto altrimenti non siamo... Cosa? All'altezza? Maturi? Trendy? Ma come si acquisisce l'esperienza necessaria a gestire la quotidianità, le situazioni e i momenti difficili?

10 marzo 2015

(0) IL PESO DELLE PAROLE

Io scrivo e farlo mi rende felice.
La necessità di esternare ciò che sento dentro è iniziata anni fa partendo da un’anima che, lacerata, lascia uscire parte di sé,  Ho imparato a sintetizzare il possibile cercando di non perdere il senso delle cose, o tralasciare sfumature importanti. Ho guardato il mio oggi, cogliendo luci, colori, suoni, emozioni.
Amore, desideri, sogni di una vita serena e piena di soddisfazioni sono cose presenti nell’immaginario di ognuno e io, perdendomi nel blu degli occhi dei miei figli, mi accorgo di aver realizzato appieno.

9 marzo 2015

16. I LIMITI


Capita. Che un conoscente, una persona amica, qualcuno che ti sta vicino si confidi condividendo ansie e problemi. Solitamente sono situazioni di tutti i giorni, problemi della quotidianità lavorativa, di coppia o di genitori/figli.
Chi si confida lo fa con un duplice scopo: scaricare la propria tensione emotiva su un'altra persona e cercare un consiglio. Condivisione e aiuto.
Siamo sempre pronti ad ascoltare e altrettanto a dispensare suggerimenti.
Ma.

3 marzo 2015

15. IL MIGLIORE



Quando si passa la cinquantina, può capitare di peccare di presunzione: credere di conoscere la vita e la complessità dell'animo umano. Cinquantatre anni passati in questo mondo non sono pochi e se badassimo il buon Dante, il "bel mezzo del cammin di nostra vita" sarebbe passato da un pezzo.
Mi capita spesso di intrattenermi con conoscenti, amici o colleghi in chiacchiere (più o meno serie) e cogliere il loro interesse per i miei pensieri e opinioni. Loro nel pieno della loro gioventù vedono nei miei oltre cinquant'anni quel bagaglio di esperienze da cui vogliono attingere. Esperienze, le mie, non sempre positive. Fatti e situazioni che negli anni mi hanno coinvolto e hanno lasciato il segno, talvolta una cicatrice, ma che sempre mi hanno insegnato a vivere e a crescere.

6 giugno 2012

14. INSEGNAGLI A PESCARE - Read & Think

Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno. Insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita. (proverbio cinese).

   Questa frase è molto conosciuta e usata. Non so chi l’abbia detta per la prima volta, né chi la userà per ultimo. Sicuramente viene enunciata più del necessario, ma seguita meno di quanto si dovrebbe.

30 aprile 2012

13. IL MIO PREZZO - Read & Think



   


   Baratto, compravendita, prestito, donazione, deposito, pegno. Ogni tipologia di prestazione, intercorsa tra due o più individui, è oggetto di scambio: io do qualcosa in cambio di qualcos’altro.
   Alfred Marshall, John Maynard Keynes: economisti vissuti a cavallo del secolo scorso e che ricordo di aver studiato per le loro importantissime teorie economiche di cui, purtroppo, ho solo brandelli di reminiscenze scolastiche.

21 aprile 2012

12. PENTOLE E COPERCHI - Read & Think


   Capita a tutte le età. Ci piace fare "pasticci". Facciamo qualcosa di “proibito”, qualcosa di vietato, qualcosa di illegale (o semplicemente non permesso) o di inopportuno. E l’istinto cosa fa? Ci si mette di mezzo ad “aiutarci”, per istruirci su come coprire le tracce, su come nascondere le malefatte.

19 aprile 2012

11. PERCHE' IO? - Read & Think


Ho già raccontato della mia propensione ad ascoltare: le persone, le cose, l’armonia e la dissonanza del mondo. È un modo di essere che mi appartiene da sempre. Non so se sia frutto della mia solitudine o se essa sia scaturita dal mio pormi in ascolto.
È ascoltando che mi relaziono con gli altri e talvolta il mio pensiero, invece che formarsi nella mia mente e arricchire semplicemente la mia persona, prende voce.
 Quando succede, ne ho paura: vedo la persona che ho di fronte quasi pendere dalle mie labbra e ricercare sempre più le mie parole, trasformandole in ciò che realmente non sono.

10. IN SALUTE E IN MALATTIA - Read & Think


…prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita.
Non ricordo se questa si la formula completa, non so nemmeno dire, in questo momento, se sia presente solo nel rituale cattolico o anche nel rito civile, ma sicuramente ricordo questa frase detta all’altare della chiesa nel giorno in cui mi sono sposata.

8. ASPETTANDO GODOT - Read & Think



Aspettando Godot  è la più famosa opera teatrale di Samuel Beckett, pubblicata nel 1952; appartiene al genere teatro dell'assurdo, un genere dominato dalla credenza che la vita dell'uomo sia apparentemente senza senso e senza scopo, e dove l'incomunicabilità e la crisi di identità si rivelano nelle relazioni fra gli esseri umani.

7. IMPRINTING - Read & Think

Egli imparò a volare e non si rammaricava per il prezzo che aveva dovuto pagare.
Scoprì che erano la noia e la paura e la rabbia a rendere così breve la vita di un gabbiano.
(R.Bach)


   Mi capita di pensare da cosa sono condizionate le mie scelte: dall’essere donna? Dall’essere mamma e moglie? Da avere quasi cinquant’anni? Farei le stesse cose, avrei gli stessi pensieri se fossi nata in un altro luogo della terra o se appartenessi a un’altra razza?
   Non so immaginarmi concretamente in panni che non ho mai vissuto, non sono mai stata in luoghi tanto diversi da casa mia né ho mai frequentato persone etnicamente diverse da me, quindi posso solo confrontare la mia vita e le mie scelte con chi mi è simile per età, sesso e condizione familiare, ma anche questo tipo di raffronto risulta essere spiazzante: mi aspetto una univocità di decisioni e invece non è così.
   Forse il presente, con il suo vissuto e relative scelte e decisioni, è in relazione al passato. Come nella fiaba de Il brutto anatroccolo, se capita in sorte una famiglia di anatre, anche se siamo cigni, ci viene insegnato a vivere come anatre e tutto ciò che ci differenzia da tale insegnamento viene ritenuto sbagliato. Questo genera insicurezza e diffidenza. È come camminare costantemente sulle uova, con il timore di romperle.
   È l’imprinting, quella la forma di apprendimento di base, che si verifica in un periodo della vita detto periodo critico, quando si è predisposti biologicamente a quel tipo di apprendimento. In una famiglia può regnare armonia o disagio, amore o tensioni, senza parlare addirittura di violenza fisica o psicologica, ma qualunque sia il nostro vissuto passato, questo influenza il nostro presente e il nostro futuro.
   È necessariamente sempre così? Non so, non ho la conoscenza per dirlo, ma se penso al Gabbiano Jonathan Livingston, che nonostante fosse un gabbiano voleva distinguersi dai suoi simili e volare per suo piacere anziché semplicemente per procurarsi il cibo, mi viene da pensare che una scappatoia all’imprinting (quello “negativo”) c’è: l’istinto.
   L'istinto è un impulso di origine psichica o motivazione che spinge un essere vivente ad agire per la realizzazione di un particolare obiettivo, mediante schemi d'azione innati ed, appunto, "istintivi". Sono comportamenti automatici, non sono frutto di apprendimento né di scelta personale.
   Io mi sento in contrasto, nelle relazioni umane, tra l’imprinting che mi obbliga a comportarmi sempre bene, come Il bambino di gesso , e il desiderio vitale di smettere tali panni seguendo l’istinto.
   Non so quanto del mio comportamento sia dato dal mio imprinting e quanto sia dovuto al mio desiderio di distaccarmi da esso. Forse, come Jonathan, desidero semplicemente sapere di poter volare. O forse non solo questo.
   Ultimamente mi capita spesso di ripensare a un libro letto anni fa dal titolo Donne che corrono con i lupi : è il momento che ritorni a vivere completamente la Donna Selvaggia che è in me.
   E desidero avere vicino altre Donne e Uomini che corrono con i lupi, e non ne hanno timore o vergogna.

Susanna 19.07.2010

4. FEDELTA' E FIDUCIA - Read & Think

    La fedeltà è una parola che può avere più di un significato. Un vocabolario che ho consultato on-line ne evidenzia due: 1 – precisione, esattezza, 2 - l’essere fedele.
   Nella prima accezione del termine, la fedeltà si riferisce a qualcosa (es. la riproduzione di quel quadro è fedele all’originale) quindi, dal mio punto di vista, ha un significato sostanzialmente positivo, ma si può dire altrettanto quando si parla di fedeltà come “l’essere fedele”?
   Si può essere fedeli a un’idea o a una persona. La fedeltà, quando è assoluta, ci fa sentire come appartenenti all’ideale a cui ci siamo votati (e a cui siamo fedeli) o alla persona amata.
   Io, oggi, mi voglio soffermare su quest’ultimo significato.: fedeltà alla persona amata. Perché essere fedeli vuol dire anche amare. O no?

18 aprile 2012

3. COLLO DI BOTTIGLIA - Read & Think

COLLO DI BOTTIGLIA
   Se chiedessi a cosa pensate leggendo questo titolo, probabilmente le risposte che riceverei sarebbero le più svariate. A me, il collo della bottiglia fa pensare a una strettoia, a un canale angusto attraverso il quale è difficile passare, ma in fondo al quale si vede una luce.

2. LA STANCHEZZA - Read & Think

A volte capita di sentirsi strani. Non si sa esattamente che definizione dare al proprio malessere, non c’è nemmeno nessun sintomo concreto da dichiarare, ma non va.
Possiamo chiamare questo status “stanchezza”? non lo so, ma a me è capitato di definirlo così. Non è una stanchezza fisica, di quella che può soffrire una persona adibita a lavori pesanti o che colpisce un atleta in vista del raggiungimento del suo traguardo, non procura dolori muscolari o affanna il respiro, ma in un certo senso ci fa sentire il peso di cento sacchi di cemento sulle spalle, la tachicardia e il respiro affannoso di una lunga corsa. Non è stanchezza fisica, ma c’è.

1. IL GIARDINO SEGRETO - Read & Think




Vivere la quotidianità non è sempre facile: famiglia, figli, marito (o moglie) sono sempre vicini. A volte troppo, ognuno con la sua vita, a volte problematica, altre semplicemente caratterizzata dall’età particolare. Crisi adolescenziali o notti insonni per bebè con le coliche, coniugi iperattivi o ipersedentari; poi ci sono anche genitori saccenti e invadenti o, invece, bisognosi di aiuto a cui talvolta si uniscono fratelli, sorelle, zii, cugini, nonni ultracentenari e... Ommammamiaaaaaa…
Basta così! fosse solo questo già mi verrebbe il mal di pancia! Invece c’è pure il lavoro, con i capi esigenti, i sottoposti invidiosi, i parigrado sgomitanti, budget da raggiungere, premi da contendere, clienti da coccolare, la tecnica da aggiornare, adeguamenti al passo con le tecnologia, studi di mercato, il mercato che non tira, la crisi economica, la pioggia che arriva, e… non c’è più la mezza stagione, mannaggia-pure-al-lavoro. Ma per fortuna che c’è…

0. AUGURI - Read & Think


A volte vorrei davvero che,
 intelligenza, consapevolezza, curiosità e tanto altro possano, attraverso la scrittura e arte in genere, avvicinare tutte quelle anime pure
che si sentono costrette a vivere
in un mondo di aridità che non appartiene loro.
Questo è il mio augurio.
Per me. Per te.
E per tutti coloro
che, come me, ne sentono la necessità.
Buona vita.


Susanna 
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