Ci sono storie che si lasciano seguire senza opporre resistenza. Accadono, si dispongono una dopo l’altra, e chiedono solo di essere raccontate con ordine.
Per molto tempo ho lavorato così. Cercando un filo, riconoscendo una direzione, accompagnando gli eventi fino a una forma che li rendesse comprensibili.
Poi ho iniziato ad accorgermi di ciò che restava indietro.
Non gli eventi, ma le tracce che lasciavano.
Un foglio bianco, per anni, è stato il punto in cui fermare tutto questo.
Adesso è il luogo da cui partire.
Mi interessa ciò che non si dichiara subito. Le pause che interrompono un discorso senza spezzarlo davvero. I dettagli che sembrano marginali e invece trattengono il senso, come un odore che rimane addosso anche quando la stanza è vuota.
È da lì che nascono le storie di Mia Costa.
Non da ciò che accade, ma da ciò che insiste. Da quello scarto sottile tra ciò che si vede e ciò che continua a muoversi appena fuori asse.
Questo spazio raccoglie quel tipo di sguardo.
Non segue una linea retta, e non cerca di chiudere ciò che osserva.
Si limita a restare abbastanza vicino da non perdere ciò che, di solito, passa inosservato.
A volte basta poco perché qualcosa emerga.
Il resto, quasi sempre, era già lì...
Nessun commento:
Posta un commento